Romani, persiani e bizantini si sono inchinati davanti ai loro Signori Cosmici, che, nella sala centrale del loro palazzo, ruotavano in cerchio insieme ai dignitari, come ruotano in cielo il sole, la luna e le stelle. [...] Forse vivere non è altro che questo - vivere nel riflesso, nell'apparenza, nel velo, che ogni giorno qualcosa tesse attorno a noi. [Citati, L'armonia del mondo]

Nome: Selena
Semplicemente... io.
Un po' scrittrice, un (bel) po' artista, una persona non tradizionale.
Una comunicatrice, delle cose che amo veramente -mi piace pensare siano poche ma buone.
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"Mi rivolgo in questi momenti di angoscia a Voi, che foste custodi da sempre del mio cuore, del mio animo, dei più puri e recondidi recessi della mia mente.
Voi che tanto siete cari al mio cuore saprete alzarlo ora dal suo letto di spine e sofferenza. Non è forse detto che l'amicizia è il più dolce dei farmaci? E spero che essa, ed il tempo, sapranno guarirmi dal terribile affanno che oggi mi artiglia il petto: il Duca è morto."
Lettere, Gyvad.
Entriamo nell'abitato da sud; mi chiedo quali tracce Lesk avrebbe, sulle sue strade, dopo i secoli che stiamo narrando.
Che cosa la tragica commedia del vivere avrebbe scritto in lettere così profonde, da non poter essere dimenticate.
Ho paura che sbuchi fuori dalla nebbia all'improvviso. Che mi ghermisca mentre non posso difendermi. Ha zanne lunghe ed artigli affilati. Si cela dietro volti apparentementi noti. Si nutre della solitudine degli scalzi. Mi tiene lontana da tutto, fa scorrere il tempo senza che io possa agire... Voglio alzarmi e correre, la meta ormai si intravede. Ma ho troppa paura...
Ho paura del passato che tanto ho amato. Ho le spalle nude sferzate dal vento. Dove troverò riposo? Dove potrò nuovamente sentirmi a casa?
Chiamo perché il mio nome è stato chiamato.
Se stavo per perdermi c'è stato chi mi ha ricordato qual era la direzione giusta, dov'era casa.
Scende la notte, Bianca Signora;
la Luna sfiora i crocicchi e le strade.
Scende nel sangue, Bianca Signora.
Strappa le risposte alle stelle.
Concedi te stesso all'olocausto, al sacrificio.
Chiedi fuoco alla Fenice.
Dove sei? C'è nebbia fitta nel folto delle paure. I sacrifici attendono sugli altari. I tripodi bruciano aria densa, pronti ad accogliere il grasso degli olocausti.
Dove sei? A chi invoca il tuo vero nome perchè non rispondi?
Mi metto dunque alla prova; la prova del Labirinto.
Avanzare nei meandri che la mente ha disegnato nella realtà, arrivare alla sorgente pur tramite l'inganno.
Distruggi ogni roccia, chiamando il mio nome
infuria nel vento; non farti piegare.
Tormenta quanto è fermo, urla al silenzio...
plasma il presente.
Per cambiare il primo passo è accettare la fine di qualcosa - riconoscersi nel ciclo vita - morte - rinascita.
Non è poi così strano che timore della morte e timore del cambiamento vadano pari passo...
Paure stimolanti. E' come se, come se, come se stessimo navigando in acque sempre meno torbide. Cariche di marosi certo, e di insidie. Ma più familiari. La riva è lontanissima, ma diventa visibile all'orizzonte.